I ricercatori della Cleveland Clinic hanno individuato un composto che si è rivelato in grado di prevenire la progressione di questa
grave malattia neurodegenerativa. La scoperta sdi è verificata quasi per caso dopo una serie di verifiche su un farmaco utilizzato per il controllo del dolore neurologico nei pazienti sottoposti a
chemioterapia. In particolare le proprietà antifiammatorie di questo composto potrebbero rivelare un
potenziale curativo anche di altre patologie, tra cui l’
Alzheimer. Questo
mix di sostanze chimiche, chiamato MDA7, a detta dei ricercatori, si è rivelato in grfado non soltanto di prevenire la progressione della patologia ma anche di ripristinare alcune funzioni essenziali del
cervello e della
memoria. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica
Neurobiology Of Aging. Recentemente sempre rimanendo
in tema di Alzheimer, Annalena Venneri dello Sheffiled Institute for Translational Neuriscience in Gran Bretagna e Matteo De Marco della University of Sheffield, sono gli autori di una scoperta che potrebbe comportare nuovi approcci diagnostici a questa patologia neurodegenerativa. I ricercatori hanno condotto uno studio su 29 pazienti affetti dall’Alzheimer, 30 pazienti affetti da declino cognitivo lieve e 51 persone sane. I partecipanti sono stati sottoposti a test cognitivi e risonanze magnetiche. I ricercatori hanno scoperto che quando un’area specifica del cervello, la tegmentale-ventrale (Vta), non produce la quantità necessaria di dopamina necessaria per il funzionamento dell’ipocampo, quest’ultimo non è in grado di svolgere le sue funzioni, pertanto la formazione dei ricordi risulta compromessa.
Si tratta del primo studio che dimostra questo collegamento negli esseri umani.I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Communication